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Un potere sempre più capillarmente in conflitto con Cristo?

La lotta per il potere sta assumendo forme capillari e sottili che sfuggono alla consapevolezza di molti che pur in vario modo le subiscono. Ogni campo della vita può divenire luogo di una guerra di trincea per acquisire posizioni. L’obiettivo è il dominio delle menti. Una tale tendenza entra in crescente conflitto con la libera ricerca umana, con la libera condivisione. In definitiva per noi cristiani con lo Spirito di Gesù, autore profondo, talora implicito, di ogni autentico maturare.

Ci si può difendere usando le stesse armi ma si rischia così di far raggiungere il loro obiettivo a certi potenti. Il pensiero uniformato svuota l’uomo e lo rende un isolato consumatore perso in una massa anonima. Bisogna almeno nel tempo trovare altre vie per attenuare questi pericoli, per affrontarli con crescente preparazione.   

Bisogna far conoscere bene tutti i sistemi che un potere fasullo può usare per espandersi. Esso evidentemente non ama che si tratti di ciò e così il tema resta spesso sotterraneo. Ma prima di tutto è necessario sviluppare, nei tempi e nei modi adeguati, fin dalla scuola la libera formazione delle persone nella identità ricercata e nello scambio con le altre. Solo questa crescita può stimolare nuove consapevolezze, un nuovo pluralismo, una nuova partecipazione, che siano anche per quanto possibile antidoti al dominio di pochi grandi fratelli.

Nella stessa Chiesa non basta un cammino spirituale che può finire per divenire in varia misura spiritualistico. Anche la Chiesa potrà beneficiare di questa maturazione integrale nelle identità e nello scambio. Si potrà così sviluppare una più autentica sinodalità in uno stimolo reciproco con la suddetta partecipazione sociale. Mentre il rischio anche per la Chiesa è di divenire in varia misura preda di questi metodi spersonalizzanti, uniformanti, che poi certa gerarchia potrebbe magari usare anche non sapendo (non potendo?) in quale altro modo difendersi.

Ecco alcune delle possibili piste percorse dal sistema: imbavagliare la democrazia con leggi, sanzioni e via dicendo, ad hoc; un civismo omologato, svuotante, che renda le persone meri consumatori manipolabili; carriera, lavoro, a chi si uniforma; distrarre con obiettivi isolati, tecnicizzati, dalla vera questione: la libera scelta della formazione e dell’informazione. Ossia il potere nelle mani di pochi o del popolo.

In tale situazione i contenuti finiscono per poter non interessare più a molti perché conta piuttosto la fama mediatica, l’apparenza. Per certi aspetti tutto è visto come potere. Mentre si fa finta di nulla, sembra che nessuno dell’oligarchia veda la drammaticità della situazione. Che può condurre per una china che termina nel baratro generale. I giovani rischiano di diventare dei veri pupazzi del sistema, ancora meno consapevoli rispetto alle vecchie dittature a causa di questo potere in vari casi soft, quasi subliminale.

Si sviluppano nuove forme di annullamento non tanto fisico quanto umano, della libertà di espressione e in varia misura anche di azione. Un annullamento che fa in vario modo sparire invisibilmente, per esempio con forme di svalutazione, di limitazione, le vittime mentre in certe dittature del passato il sacrificio di queste era almeno talora sotto gli occhi di tutti.

Si tenta la formazione di assemblee varie per teleguidare la gente. Per questo persone libere spesso temono questi incontri dai risultati predeterminati. 

È impressionante vedere che prima quando salivano al governo gruppi non graditi l’informazione dominante affermava che l’economia stava declinando. Ora che il popolo ha mangiato la foglia si afferma sfacciatamente e come cosa positiva che se si sceglie quello che i potenti vogliono, anche se ingiusto, più che opinabile, forse bontà loro aiuteranno. Prepararsi ai sempre nuovi trucchi, alle nuove sceneggiate, dell’apparato.